Mese: gennaio 2016

Il sogno di Samantha…

il-sonno-e-il-sognareDurante un’intervista avevo detto che c’era un sogno, in particolare, che Samantha faceva e che era contenuto in Privilegio Relativo.

Vi va di leggere questi quattro sogni e indovinare quale dei quattro è il mio? 😉

Sono certa che lo scoprirete! E se indovinate? beh, potrebbe esserci una sorpresa…

E’ in quel modo che raggiungo il posto incantato, dai colori sgargianti, nel quale sono intrappolata, o forse dove mi sono salvata grazie all’aiuto di Aidha.

La luce che filtra attraverso i rami degli alberi è abbagliante e potente ma carica di energia positiva. Gli animali di quel fitto bosco corrono qua e là. Ci sono libellule coloratissime, alcune con la coda blu e le ali rosa, altre con la coda viola e le ali gialle; lepri velocissime e dagli occhi dolci; scoiattoli curiosi che si arrampicano sui rami di quei bellissimi e altissimi alberi e che restano fermi a guardarmi, incuriositi dalla mia presenza; farfalle variopinte, grandissime, cerbiatti che mi scrutano mentre si cibano, nascosti dietro a dei piccoli cespugli prima della grande cascata e c’è sempre lui, il mio fantastico e splendente unicorno che mi osserva e che sembra in adorazione.

Mi arrampico di nuovo su per la radura e cerco di raggiungerlo, ma come sempre lui sembra allontanarsi.

<<Non ti arrendere>>, m’incita la vocina della Presenza.

<<Ancora tu?>>.

<<Ci sarò sempre>>.

<<Perché non riesco a raggiungerlo?>>.

<<Perché spesso la strada per la felicità è lunga e contorta, ma non impossibile>>.

<<Aiutami>> la supplico.

<<Non ne hai bisogno. Ce la farai>>.

<<Fatti vedere!>>. La invito a uscire allo scoperto.

<<Non mi sto nascondendo. Sei tu che non mi vedi>>.

<<Chi sei?>>.

<<Possibile che tu ancora non lo sappia?>> mi chiede l’unicorno che parla mentre una luce paradisiaca lo investe e lo trasforma nel mio principe.

<<Come posso saperlo? Io non la vedo!>>.

<<Non devi vedere con gli occhi, ma con il cuore>>.

Mi volto, ma non vedo nulla, c’è solo la stanza dipinta sul muro dalla quale sono fuggita e nient’altro. Allora mi rigiro di nuovo e ogni cosa sembra essere svanita.

Resto di nuovo sola, con la paura e la solitudine. Così corro. Corro verso la stanza dipinta, ma non riesco a oltrepassare quel muro gommoso. Torno indietro e lo chiamo. Non può sparire sempre così.

<<Jaide! Jaide! Jaide!>> urlo a gran voce in preda alla disperazione.

Questo è il primo… ora vi lascio il secondo.

E’ buio, fa freddo, sento una strana presenza accanto, tiene il mio passo, ma non riesco a vederla. A un certo punto intravedo una luce in mezzo alle sterpaglie e ai rovi che stiamo attraversando e che mi graffiano le gambe.

<<E’ la che andremo?>> chiede una flebile vocina.

<<Chi sei? Tu mi vedi?>> le chiedo con terrore. Chi è? La sua voce è così… così piccola e dolce.

<<Come potrei non vederti? Sei solo tu che non mi vedi, ma io ti osservo benissimo>>.

<<Chi sei?>>.

<<Come puoi non saperlo?>>.

<<Io…>>, ma la vocina m’interrompe.

<<Guarda!>> grida, la sua voce leggermente più alta, sorridente e soave come quella di un angelo.

Ed io alzo lo sguardo davanti a me e laddove fino a pochi istanti prima c’era la luce, ora lo vedo. E’ lui, il mio Jaide, sorridente. Solo che non guarda me, osserva qualcosa accanto a me, qualcosa di cui io sento solo il suono, ma non ne vedo le fattezze.

<<Chi è?>> chiedo anche a lui.

<<E’ un miracolo>> sussurra.

La sua voce ha ancora il potente potere di ubriacarmi e di rendermi vulnerabile. E’ bastato udire la sua voce per vederlo scomparire come nebbia che si dissolve al vento.

Lo cerco, tento di trovare la creatura al mio fianco, ma di loro non c’è traccia. Corro, inciampo, cado, il buio ha abbracciato ogni sterpaglia e ogni rovo, rendendomi cieca.

<<Dove siete?>> urlo nel freddo della notte. <<Jaide! Per favore torna! Jaide!>> urlo piangendo, mentre il panico prende il sopravvento sul mio corpo.

Ora vi lascio il terzo sogno…

Apro gli occhi ma pungono, il pulviscolo e il fumo che vi entrano li fanno lacrimare e bruciare, rendendo difficoltosa la mia vista. La foresta e il bosco che conoscevo si stanno lentamente riducendo in cenere attraverso una spirale di fiamme che salgono verso l’alto, cercando di allungarsi e di spandersi sempre più su mentre la loro danza, ritmica e sempre più vigorosa, le fa ballare, a tratti traballare, conferendogli indecisione e insicurezza.

Il cielo è oscurato dal fumo che si eleva, gli alberi, imponenti, che chiedono pietà da tutto quell’ardore, sono neri, scuri, spettrali, mentre il fuoco che li avvolge illumina un sentiero attraverso le sue fiamme.

Ho paura, sono terrorizzata, l’odore acre mi soffoca, tossisco, ma non riesco comunque a respirare bene, cerco di farmi largo tra le fiamme per cercare aria fresca, ma loro sono sempre più alte e mi bloccano, intrappolandomi in una specie di cerchio del fuoco.

<<Non aver paura. Non cedere alla facile tentazione della resa>> si materializza Esther, avvolta in una nuvola che emana frescura e tranquillità.

<<Come posso non aver paura?>> le chiedo con terrore verso quel rogo che non accenna a diminuire ma prende sempre più foga.

<<E’ l’ardore della salvezza>>.

<<E’ perché ho peccato? Lo sapevo che sarei finita all’inferno!>> piagnucolo, portandomi le mani al viso a inginocchiandomi.

<<Tu non hai peccato. Il peccato vive solo negli animi impuri e malvagi, non nei gesti umani di due ragazzi>>. Mi solleva con una mano fresca e amorevole.

<<Allora perché brucio?>>.

<<Tu non stai bruciando, sei protetta tra le fiamme della passione. Non ti arrendere e segui il cerchio>>. La sento soffiare e il fumo si dissolve quel poco che basta per lasciarmi intravedere un orizzonte ben diverso da quello che avevo di fronte fino a pochi attimi prima.

<<Lo vedi?>> mi chiede sorridendo, indicandomi uno splendido lago scuro sulla cui superficie si specchia perfettamente la luna con le sue stelle luminose.

Annuisco, estasiata da quella visione e sempre più smaniosa di raggiungerla.

<<E’ là che dovrai andare per cercare la verità>> mi risponde, prima di dissolversi come il fumo che ha soffiato sulle fiamme che tornano lentamente a circondarmi.

Ed eccoci all’ultimo sogno…

Sono chiusa in una stanza fredda, è la prima volta che la vedo, ma non so come, la riconosco. Alle pareti ci sono degli affreschi di paesaggi e una greca con dei pesci. Dominano la senape e l’antracite.

Non so perché ma sono agitata, mi sento in trappola e ho paura. Accanto a me c’è una Presenza che non riesco a vedere ma che percepisco e di cui riesco a udirne la voce. E non è la solita presenza infantile.

Sono disperata, raggomitolata in un angolo, indosso degli abiti tipici occidentali ottocenteschi, con balze e sottogonne.

A un certo punto la porta di quella che pare sia la mia stanza si apre ed entra un uomo dai capelli lunghi fino alle spalle, scuri, barba e pizzetto. Indossa anche lui abiti caratteristici dell’epoca e sembra molto arrabbiato.

Si avvicina e mi strattona un braccio, cercando di picchiarmi, urlandomi qualcosa che non capisco, ma qualcuno al mio fianco interviene, bloccandolo.

<<Tocca con una mano le pareti e fuggi!>> m’incita quel qualcuno. La guardo e cerco di mettere a fuoco il suo viso nascosto dentro ad un cappellino bianco. E’ Aidha. E mi sta salvando. Perché lo fa?

<<Come posso?>> le chiedo, ancora incredula per ciò che ho appena udito e visto.

<<Guarda, così>>. Tocca con la sua mano, a me invisibile, la greca con i pesci.

Quello che vedo mi fa sentire le farfalle allo stomaco per qualche istante. E’ come se mi si aprisse un mondo sconosciuto, un paradiso incantato, è come se entrassi in un’altra dimensione. I pesci prendono improvvisamente vita, diventando rossi, grigi, verdi, gialli, l’acqua comincia a scorrere sul muro a una velocità impressionante, come se volesse trascinare la stanza dietro la sua corrente, e il suo colore è di un azzurro intenso, tant’è vivo. Riesco a vedere perfino i sassolini adagiati sul letto del presunto fiume, dove sguazzano i pesciolini sgargianti.

<<Avanti, tocca le pareti!>> continua a strillare. Ed io non me lo faccio ripetere due volte. Sfioro con le dita della mano destra la parete che ho di fronte, che rappresenta uno squarcio di bosco soleggiato ed entro in un altro mondo. Mi ritrovo immersa nella natura più incontaminata e colorata e viva che si sia mai vista. Ci sono uccellini dalle piume dai mille colori che cinguettano sui rami degli imponenti e verdi alberi. Le foglie sono talmente nitide che ne vedo le nervature e l’erba è così fresca che ne percepisco la rugiada sui piedi e l’odore di bagnato. In fondo a quello spiazzo s’intravede una piccola cascata d’acqua limpida, ne odo benissimo perfino il rumore e sopra una radura alla mia destra c’è un bellissimo unicorno bianco. I suoi occhioni dolci mi sorridono ed io mi sento finalmente libera, senza paura e senza angosce.

Quando cerco di arrampicarmi per andare verso di lui, il bellissimo unicorno compie una rapida trasformazione e quando mi avvicino al suo posto, ormai, c’è Lui, il mio principe, che mi sorride e mi tende una mano.

<<Jaide, sei tu>> mormoro, meravigliata nel vederlo. Invece di avvicinarsi, però, la sua immagine si allontana ed io continuo a inseguirlo.

Ora sbizzarritevi… ricordate che è un sogno che ho fatto e da cui è nata l’intera trilogia… 😉

Un abbraccio immenso.

la vostra Viviana A.K.S. ❤

Snow on the Sahara

privilegio series

Buongiorno mio meraviglioso mondo!

Oggi vi lascio il link del booktrailer della #trilogiadeiprivilegi.

https://www.youtube.com/watch?v=rMN7zxLPDZk

Non a caso la canzone usata per lo stesso è Snow on the Sahara…così, come nel pensiero giapponese, fuoco e ghiaccio possono essere creazione o distruzione.

Snow on the SaharaAnggun

Only tell me that you

Still want me here

When you wander off out there

To those hills of dust

And hard winds that blow

In that dry white ocean alone

But to stand with you in a ring of fire

I’ll forget the days gone by

I’ll protect your body and guard your soul

From mirage in your sight


If you hopes scatter like

The dust across your track

I’ll be the moon that

Shines on your path

The sun may blind our eyes

I’ll pray the skies above

For snow to fall

On the Sahara


If that’s the only place

Where you can leave your doubts

I’ll hold you up

And be your way out

And if we burn away

I’ll pray the skies above

For snow to fall

On the Sahara


Uh oh uh oh uh

Uh oh oh oh oh oh


Just a wish and I will

Cover your shoulders

With veils of silk and gold

When the shadows come

And darken your heart

Leaving you with regrets so cold


If you hopes scatter like

The dust across your track

I’ll be the moon that

Shines on your path

The sun may blind our eyes

I’ll pray the skies above

For snow to fall

On the Sahara


If that’s the only place

Where you can leave your doubts

I’ll hold you up

And be your way out

And if we burn away

I’ll pray the skies above

For snow to fall

On the Sahara

On the Sahara

Neve sul Sahara   Anggun

Dimmi soltanto che tu

Continuerai a desiderarmi qui

Quando ti allontanerai da qui

Verso quelle colline di sabbia

E i forti venti che spirano

In quell’oceano bianco e deserto

Ma pur di stare con te all’inteno di un cerchio di fuoco

Dimenticherò che i giorni se ne vanno

Proteggerò il tuo corpo e starò di guardia alla tua anima

Dai miraggi che si offriranno alla tua vista


Se sperassi di disperderti come

La polvere sulle tue orme

Sarò la luna che

Splende sul tuo sentiero

Il sole potrà accecarti gli occhi

Pregherò i cieli a noi superiori

Di far scendere la neve

Sul Sahara


Se quello è l’unico luogo

Dove potrai trovare risposta ai tuoi dubbi

Ti terrò sospeso

E sarò la tua via di salvezza

E se noi verremo bruciati via

Pregherò i cieli a noi superiori

Di far scendere la neve

Sul Sahara


Uh oh uh oh uh

Uh oh oh oh oh oh


Solo un desiderio ed io

Coprirò le tue spalle

Con veli d’oro e seta

Appena le ombre caleranno

E oscureranno il tuo cuore

Lasciandoti con un rimpianto così gelido


Se quello è l’unico luogo

Dove potrai trovare risposta ai tuoi dubbi

Ti terrò sospeso

E sarò la tua via di salvezza

E se noi verremo bruciati via

Pregherò i cieli a noi superiori

Di far scendere la neve

Sul Sahara


Se quello è l’unico luogo

Dove potrai trovare risposta ai tuoi dubbi

Ti terrò sospeso

E sarò la tua via di salvezza

E se noi verremo bruciati via

Pregherò i cieli a noi superiori

Di far scendere la neve

Sul Sahara

Sul Sahara

Nel pensiero generativo giapponese, il legno  alimenta il fuoco, il fuoco  crea la terra con la cenere, la terra  genera il metallo, il metallo  raccoglie l’acqua e l’acqua  alimenta il legno.

In quello distruttivo, invece,  il legno  divide la terra, la terra assorbe l’acqua, l’acqua spegne il fuoco, il fuoco  scioglie il metallo, il metallo abbatte il legno.

Fuoco e ghiaccio. Pensiero positivo e negativo sin scontrano. In ogni realtà, in ogni epoca, il bene e il male convivono, si mescolano. Finché restano in  equilibrio, l’ordine regna, quando, invece, l’uno prende il sopravvento sull’altro, il caos porta lo scompiglio.

Nel pensiero buddista, il ghiaccio è la coesione, il Fuoco, il calore.

Certo, penserete voi, il fuoco scalda. E la coesione? Di sicuro il ghiaccio rappresenta la coesione. Le molecole d’acqua, congelandosi, grazie alla sua particolare struttura chimica, si assemblano e occupano più spazio. Una catena di milioni di strutture atomiche pronte a legarsi per proteggere la vita, così come hanno fatto all’inizio dei tempi.

Suite ghiaccio per i vostri affetti, fuoco per i dolori e le delusioni. Possiate vivere congelando i sentimenti, gettando ghiaccio sulla distruzione del fuoco e possiate essere fiamme d’amore verso la devastazione del gelo di alcuni cuori.

Con affetto.

la vostra Viviana A.K.S. ❤

Flowers for the future…

Alcuni giorni prima di Natale vi avevo promesso una cosa molto particolare.

Sì, perchè quando scrissi privilegio Assoluto e riuscii ad arrivare in fondo (cosa non da poco se si pensa che ho dovuto studiare cultura islamica, cristiana e leggi di cui non conoscevo nemmeno l’esistenza, oltre ad aver aggiunto una semplice ma efficace dose di Amore e Speranza), il mio dilemma rimaneva comunque l’Abito.

Di che abito si parla? Beh, proprio di lui, l’Abito per Eccellenza, quegli interminabili strati di tulle di seta e organza cuciti da fili d’oro, tempestato da 5320 perle, e decorato con fiori di diamanti, rubini, zaffiri e smeraldi…

Non è un abito qualsiasi, vero, non poteva esserlo, dal momento in cui a indossarlo sarebbe stata una giovane donna che con la delinquenza dell’Innocenza aveva stravolto i credo di un uomo, tanto da renderlo capace di costruire la Terra del Domani, un’Alba Nuova, il Futuro dei sogni.

Ecco, per poter descrivere un abito mai esistito, proprio come il futuro di cui parla quest’ultimo capitolo della trilogia, mi sono servita di un foglio, una matita, una gomma, dei pastelli colorati e il mio tavolo all’aperto, di fronte al verde incontaminato della vastità della natura. Solo con la calma, la pace, la serenità della natura e dell’estate potevo immaginarlo e finalmente descriverlo.

Eccolo, ve lo presento. Questo schizzo a matita è proprio il mio, disegnato nell’estate del 2012, mentre seguivo con gioia le Olimpiadi di Londra, accompagnata costantemente da due amici immaginari che non sapevo ancora sarebbero entrati nella vita di talmente tante persone, che ora, condividerli, li rende quasi reali. 🙂

abito sposa Sam editor photo1

Siccome il mio disegno sbiadito fa quasi raddrizzare i capelli degli stilisti, vi propongo qui il prototipo di Flowers for the Future, l’abito disegnato da Elie Saab per Samantha, sui cui preziosi tessuti scintillano con splendore iridescente i diamanti del cupcake che Jaide aveva distrutto…

SAMANTHA ABITO NUZIALE FROZENSAM E JAIDE MAGAZINE

 

Riuscite a sentire il fruscio della seta che svolazza al caldo venticello dell’Oasi di Al Dhaid? Riuscite a immaginare la delicatezza ma anche il peso di quest’abito che rappresenta la svolta decisiva non solo per due ragazzi ma per un Universo intero? Siete capaci di percepire il profumo fresco e dolce dei fiori meravigliosi, ricercati e preziosi contenuti nel bouquet che tiene tra le mani Samantha? Infine, vi siete messi gli occhiali da sole prima di restare accecati dalla luce che emanano le minuscole pietre preziose trafitte dal sole prepotente degli Emirati Arabi mentre lei, felice e dolce, vi passa accanto e con lo sguardo vi abbraccia?

A me basta semplicemente immaginarla prima che decida di mettermi un paio di occhiali da sole…

Ecco che questo primo post del 2016 lo inauguro così, con l’emblema della bellezza eterea, senza tempo, forma, colore, odore… Voi sapete di cosa parlo, vero? 😉

Un abbraccio.

La vostra Viviana A.K.S. ❤